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Dizionario latino in più volumi
Il latino era una
lingua indoeuropea (vedi:
indoeuropeo) parlata a
Roma e nel
Lazio fin
dal
primo millennio a.C.. Si pensa che esso facesse parte di una cultura
linguistica un tempo diffusa su un area molto più ampia, drasticamente
ridottasi in seguito a una più recente invasione di popoli indoeuropei,
che portarono nella
penisola italica le
lingue italiche. Altri residui di quella antica lingua sono il
falisco (per cui si parla anche di gruppo latino-falisco), parlato nel
territorio di
Falerii
(oggi
Civita Castellana), e considerato un dialetto latino con influenze
etrusche ed italiche; e secondo alcune teorie anche il
venetico, la lingua della cultura cosiddetta paleoveneta, e il
siculo, una delle antiche lingue della
Sicilia;
ma la questione non è condivisa da tutti.
Il latino acquistò grande importanza con l'espansione
dello stato romano, e in quanto
lingua ufficiale dell'impero
si radicò in gran parte dell'Europa
e dell'Africa
settentrionale. Tutte le
lingue romanze discendono dal
latino volgare, ma parole di origine latina si trovano spesso anche in
molte lingue moderne di altri ceppi: questo perché nel mondo occidentale
per più di un millennio il latino fu la
lingua franca della cultura, della scienza e dei rapporti
internazionali, e come tale influì sulle varie lingue locali. Quando venne
meno questa sua funzione,intorno al XVII ed al XVIII secolo, essa fu
assunta dalle lingue vive europee del tempo e, in alcuni ambiti letterari
(memorialistica in particolare) e nella diplomazia, dal
francese, lingua romanza, che come tale continuò a promuovere le
parole di origine latina negli altri idiomi. A partire dagli ultimi
decenni del
XIX
secolo, si andò gradualmente imponendo in Europa e nel mondo l'inglese,
lingua di ceppo
germanico, ibridatasi però col francese nel
medioevo
(si dice addirittura che oggi l'80% delle parole inglesi derivino dai
latini volgare e letterario, per lo più tramite il francese). Nel
frattempo, in seguito alla scoperta dell'America
e alla politica
coloniale degli stati europei, le lingue dell'Europa occidentale, in
cui l'impronta latina era così forte, si erano poi diffuse in gran parte
del mondo.
La lingua latina si è sviluppata grazie anche al
contributo di tutte le lingue dei popoli con cui è entrata in contatto
durante l'epoca romana, ed in particolare con gli idiomi
italici
e con quelli parlati nel Mediterraneo orientale (greco
soprattutto). Attualmente le lingue con maggiore somiglianza al latino
sono il sardo
per la pronuncia, l'italiano
per il lessico e il
romeno per la struttura grammaticale (declinazioni).
Il
latino ecclesiastico formalmente rimane la lingua della
Chiesa Cattolica Romana ancora oggi, cosa che lo rende lingua
ufficiale della
Città del Vaticano. La Chiesa Cattolica ha usato il latino come
lingua liturgica fino al
Concilio Vaticano Secondo. Inoltre il latino è ancora usato per
designare i nomi usati nelle
classificazioni scientifiche degli esseri viventi.
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Le origini e l'età arcaica
Del latino arcaico (fino al
III secolo a.C.) rimangono tracce in alcune citazioni degli autori e
soprattutto in iscrizioni, che insieme alla comparazione con altre lingue
affini consentono una ricostruzione di esso assai parziale. Solo frammenti
restano anche dei testi letterari più antichi, quelli di
Livio Andronico,
Nevio
e
Ennio, tutti risalenti al III secolo a.C., databili quindi circa
cinque secoli dopo la mitologica fondazione di Roma (secondo
Varrone avvenuta nel 753 a.C.). L'unica eccezione sono le commedie di
Plauto, che costituiscono dunque la principale fonte per lo studio
della lingua arcaica. Col
II secolo a.C. la
letteratura latina si sviluppò, e soprattutto con l'opera di
Marco Porcio Catone il Censore nacque una prosa letteraria latina. La
lingua aveva però ancora una certa rudezza, e non era priva di influssi
dialettali.
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Il latino classico
Fu nel
I
secolo a.C., con l'estensione della cittadinanza agli Italici e i
cambiamenti sociali che ne derivarono, che a Roma sorse la preoccupazione
per la
purezza della lingua. Anche sotto la spinta della speculazione
linguistica greca, si avviò un processo di regolarizzazione della lingua.
In questi tempi fiorirono letterati come
Cicerone, che fu anche uomo politico (era lui console quando ci fu la
congiura di Catilina) e filosofo di valore; o come
Catullo e i poetae noui, che rivoluzionarono la lingua poetica. La
scrittura non era ignota neppure a 'rudi' condottieri come
Cesare, che fu ammiratissimo per il suo stile terso, e di cui restano
due opere ancora studiate e apprezzate:
La guerra gallica (Commentarii de bello gallico) e
La guerra civile (Commentarii de bello ciuili). I tempi erano ormai
maturi perché la letteratura latina sfidasse quella greca, che allora
veniva considerata insuperabile. Nella generazione successiva, sotto il
principato di
Augusto, fiorirono i maggiori poeti di Roma:
Orazio, che primeggiò nella
satira e
nella
lirica, emulava i lirici come
Pindaro
e Alceo,
Virgilio, che si distinse nel genere
bucolico, nella
poesia didascalica e nell'epica,
rivaleggiava con
Teocrito,
Esiodo e
addirittura
Omero; e poi ancora
Ovidio, maestro del metro elegiaco, e nella prosa,
Tito
Livio, emulo di
Erodoto.
Il periodo classico della lingua latina è ben
conosciuto: il latino, a differenza degli idiomi continuatori, è una
lingua di tipo fondamentalmente SOV (soggetto-oggetto-verbo), con cinque
declinazioni e quattro coniugazioni verbali. La declinazione dei nomi ha
sei
casi, tre diretti (nominativo,
accusativo,
vocativo)
e tre obliqui (genitivo,
dativo,
ablativo).
Rispetto all'indoeuropeo ha perso il
locativo
(che sopravvive in poche formule) e lo
strumentale (completamente perso). Anche il modo verbale
ottativo
si perse e così pure la diatesi media (sopravvissuta parzialmente in quei
verbi detti deponenti) e il duale (di cui restano solo minime tracce).
Inoltre nel latino il concetto d'aspetto
non aveva grande importanza: sia l'aoristo che il perfetto indoeuropei si
fusero in un unico tempo, chiamato dai grammatici latini perfectum. Invece
venne conservato l'originario sistema di tre
generi: maschile, femminile e neutro.
Il latino usava una grafia derivata da un alfabeto
greco occidentale che a sua volta derivava da quello fenicio (come anche
gli alfabeti etrusco e venetico).
Queste erano le lettere: A B C D E F (G) H I K L M N
O P Q R S T V X (Y) (Z)
La lettera G inizialmente non esisteva in latino: una
piccola conseguenza di questa assenza era rimasta anche nel periodo
classico nelle abbreviazioni "C." per Gaius e "Cn." per Gnaeus. La G
latina venne creata a metà del III secolo a. C. modificando il segno C. Le
ultime due lettere vennero aggiunte alla fine dell'età repubblicana per
trascrivere i grecismi che contenevano i
fonemi
/y/ e /z/, inesistenti nel latino classico. L'alfabeto latino in questo
periodo non aveva le minuscole, che comparvero assai tardi, né aveva J e
U, che risalgono al
Medioevo
e vennero introdotte in modo sistematico da Pierre de la Ramée.
Questo era il sistema fonologico del latino classico
(tra parentesi quadre gli
allofoni)
in SAMPA:
Nota: [1] è il cosiddetto sonus medius, pronunciato
probabilmente come la y russa, che dà conto di oscillazioni come lubet /
libet.
In latino classico non ci sono veri e propri
dittonghi formati da una vocale asillabica ("semivocale") e una vocale
sillabica (con la possibilità d'ïato),
come in
italiano e
spagnolo.
Essi sono tutti del tipo "vocale lunga modulata",
come in
inglese e
greco attico. Tuttavia in alcune posizioni si possono avere nei
registri più bassi dittonghi di tipo semivocalico anche in latino: è il
caso delle cosiddette "vocali in iato" che nelle lingue romanze hanno dato
origini a consonanti palatali (inesistenti in latino classico): per
esempio -eum in oleum e ium in basium.
Non è probabilmente il caso di abietem (quadrisillabo
in latino) che in metrica appare talvolta come trisillabo con lo
jod però che costituisce l'attacco della seconda sillaba, chiudendo la
prima sillaba e rendendola lunga: quindi ab-je-te(m) e non *a-bie-te(m)
come avverrebbe nei dittonghi semivocalici.
| |
Bilabiale |
Labiodentale |
Dentale |
Alveolare |
Postalveolare |
Palatale |
Velare |
Labiovelare |
| Nasali |
m |
[M] |
n |
n |
|
|
[N] |
|
| Occlusive |
p b |
|
t d |
|
|
|
k g |
kʷ gʷ |
| Fricative |
|
f |
|
s (z) |
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|
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|
| Vibranti |
|
|
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r |
|
|
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| Laterali |
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|
|
l |
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|
[5] |
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| Approssimanti |
|
|
|
|
|
j |
|
w |
Note: le
labiovelari sono /kw/
e /gw/
ma realizzate spesso con un unico
fono
[kʷ] e
[gʷ] con componente sia velare che labiale. [5] è una
consonante laterale velare che compare in determinate posizioni. Le nasali
hanno il punto di articolazione omorganico alla consonante successiva.
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Il latino imperiale e
tardo
Il latino divenne importante come lingua ufficiale
dell'Impero
romano, usato come
lingua franca in particolare nella sua parte occidentale. In quella
orientale, il
greco ebbe sempre maggior rilievo, tanto da diventare - a partire da
circa il terzo decennio del VII° Secolo - la lingua ufficiale dell'Impero
Romano d'Oriente, o Impero bizantino, che durerà fino al
1453.
Anche in epoca imperiale si ebbero scrittori
importanti: tra tutti si possono ricordare
Seneca,
Lucano,
Petronio,
Quintiliano,
Stazio,
Giovenale,
Svetonio. Al di là delle differenze stilistiche, questi autori,
vissuti tra il
I e
il II
secolo, mantennero per lo più invariata la lingua letteraria classica.
Diverse furono le cose in epoca più tarda: nel pieno II secolo da un lato
nacque una moda culturale letteraria che, scavalcando gli ormai classici
augustei, guardava alla latinità arcaica; e dall'altro, con autori come
Apuleio, cominciò ad acquistare sempre più importanza il
latino volgare, la lingua parlata che diventerà la base delle odierne
lingue derivate dal latino. Nel tardo impero, accanto ad autori più legati
alla tradizione classica, come
Ausonio e
Claudiano, emersero le grandi figure dei Padri della Chiesa come
Tertulliano,
Ambrogio,
Girolamo e, soprattutto,
Agostino d'Ippona.Nel IV secolo visse anche uno dei massimi storici
latini (ma di origine greco-siriana):
Ammiano Marcellino.
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Il latino medievale e
umanistico
Caduto l'impero, il latino venne ancora usato per
secoli come unica lingua scritta nel mondo che era stato romano. Nelle
cancellerie dei re, nella curia romana, nella liturgia della
Chiesa cattolica, nella produzione dei libri l'unica lingua era il
latino; ma era un latino sempre più corrotto e sempre più influenzato dal
linguaggio parlato. Infatti in un periodo difficilissimo da stabilire tra
il tardo impero e l'alto medioevo il latino volgare aveva incominciato a
differenziarsi dando origine prima al protoromanzo e poi alle prime fasi
di quelle che sono le attuali
Lingue romanze (fra cui anche l'italiano).
Una reazione si ebbe intorno all'800
con la
rinascenza carolingia, quando
Carlomagno riunì intorno a sé i maggiori dotti dell'epoca, come il
longobardo
Paolo Diacono e l'anglo
Alcuino di York, cui diede il compito di riorganizzare la cultura e
l'insegnamento nel territorio del suo
impero. La cosciente operazione di recupero, restituendo la
correttezza al latino, ne sancì però definitivamente la natura di lingua
artificiale, e la separazione dalla lingua parlata. Non è un caso che
immediatamente dopo, per la prima volta, fu scritta consapevolmente una
lingua romanza, ormai individuata come entità diversa dal latino: il
francese del
giuramento di Strasburgo, dell'842.
Dopo il Mille nacquero le
università (la prima fu quella di
Bologna),
e l'insegnamento, per persone che giungevano da tutta l'Europa, era
rigorosamente in latino: un latino certo che non poteva più dirsi la
lingua di Cicerone od Orazio. I dotti delle università elaborarono un
latino particolare, detto
scolastico, adatto ad esprimere i concetti astratti e ricchi di
sfumature elaborati dalla filosofia dell'epoca, chiamata appunto
scolastica.
Il latino non era dunque più la lingua di
comunicazione che era stata nel mondo romano; nondimeno era una lingua
viva e vitale, tutt'altro che statica. Col tempo però anche questo fu
visto come una depravazione della gloriosa lingua della Roma classica. Nel
XIV
secolo in Italia sorse un movimento culturale che, parallelamente alla
riscoperta e rivalutazione del mondo classico e pagano, favorì un
rinnovato interesse per il latino antico: esso prende il nome di
Umanesimo. Cominciato già col
Petrarca, ebbe i suoi maggiori esponenti in
Poggio Bracciolini,
Lorenzo Valla,
Marsilio Ficino e
Coluccio Salutati. La lingua classica divenne oggetto di studi
approfonditissimi che segnarono di fatto la nascita della disciplina
chiamata
filologia classica.
In età moderna, il latino fu ancora usato come lingua
della cultura più alta e della scienza, e in latino scrissero anche i
primi scienziati moderni come
Copernico e
Newton (Galileo
invece preferì l'italiano) fino almeno al
XVIII secolo, quando anche in questo ruolo il latino fu sostituito
dalle varie lingue nazionali (francese,inglese, tedesco ecc.).
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Il latino oggi
Il latino è a tutt'oggi materia di studio nei
licei
classici, linguistici e
scientifici italiani. Esiste una radio in
Finlandia che trasmette in latino tutto il giorno ed una radio nella
città di Catania che trasmette settimanalmente dalla facoltà di lingue una
trasmissione dal nome
Nuntii Latini Catinenses. Il latino è ancora lingua ufficiale della
Santa
Sede, benché lo Stato della
Città del Vaticano utilizzi come lingua corrente l'italiano,
riservando l'uso del latino ai documenti ufficiali.
Esistono proposte per rendere il latino lingua
ufficiale per scopi amministrativi dell'Unione
Europea, in modo da scegliere una lingua che non sia ufficiale di
qualche Stato membro (a tutt'oggi, informalmente, l'inglese è la
lingua franca di tutta l'Europa, perlomeno nella sua parte
centro-occidentale).
I motti ufficiali dell'Unione europea e degli
Stati Uniti d'America sono in latino: rispettivamente In varietate
concordia e E pluribus unum. La
Svizzera,
per evitare 'preferenze' tra le sue tre lingue ufficiali (e le sue quattro
lingue 'nazionali') è ancora chiamata ufficialmente
Confoederatio Helvetica (o Helvetia), sebbene il latino in questo caso
non sia utilizzato a scopi amministrativi.
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Collegamenti esterni