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L'espressione musica etnica identifica tutti quei
generi di musica che si collocano al di fuori gli schemi "standard" della
pop
music o della
musica classica occidentali utilizzando qualche tipo di componente
etnico, cioè esplicitamente riconducibile a una determinata
etnia,
popolazione o cultura. Nell'uso comune del termine c'è di solito un
riferimento implicito alle tradizioni (e agli strumenti) musicali del
terzo mondo, in particolare
Africa e
Sudamerica, ma anche
Australia (musica
aborigena),
Medio Oriente e così via. Ci si può riferire sia alla
musica popolare e
musica tradizionale di tali paesi, sia alla
pop
music occidentale che presenta contaminazioni e influenze da tali
tradizioni musicali (o viceversa). Evidentemente, i vari tipi di musica
che ricadono in questa categoria non hanno nessun particolare elemento
comune unificante da un punto di vista musicale, rifacendosi per l'appunto
a una varietà di tradizioni musicali indipendenti. L'espressione musica
etnica viene usata principalmente con intenti legati alla pura
classificazione (per esempio sugli scaffali dei negozi di dischi o
delle biblioteche) o alla commercializzazione della musica.
Fra i diversi usi possibili del termine esistono
sfumature di significato. La musica pop occidentale con contaminazioni o
influenze etniche, come quella di
Paul
Simon (per esempio l'album
Graceland del
1986) o di
Peter Gabriel (almeno dal quarto album in avanti) viene spesso
definita
world music, termine che nasce nel contesto del business della musica
pop. Un artista italiano che può essere citato in questo senso è
Lorenzo
Cherubini (Jovanotti). Sotto la medesima dicitura vengono
classificati, in modo simmetrico, quegli artisti africani, sudamericani e
così via che sono stati "scoperti" dal "business" della musica pop e che
in genere seguono un percorso musicale inverso, partendo dalle proprie
tradizioni musicali e "sposandole" a schemi adatti a essere ben accolti
dal pubblico europeo e americano (come
Youssou N'Dour).
Data l'evoluzione dei sistemi di trasporto e di
comunicazione anche solo rispetto all'inizio del
XX
secolo, non stupisce che le tradizioni occidentali vengano in contatto
con quelle di altre culture, con reciproca influenza; in questo senso, è
verosimile che il confine fra quella che viene chiamata
pop
music e la musica etnica diventi via via più sfuggente. I critici di
questa tendenza osservano che essa potrebbe portare, sul lungo periodo, a
una sostanziale "globalizzazione"
della musica che coinciderebbe con un depauperamento delle tradizioni
musicali dei popoli. Da questa preoccupazione nasce quindi, come
contromisura, l'interesse per lo studio e la preservazione delle
tradizioni musicali dei paesi del terzo mondo.
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